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Autore Discussione: Chi costruisce sul bruciato?  (Letto 1146 volte)
andyman
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« inserita:: 14/09/2007, 02:45:24 »

Dopo un'estate da inferno, la Protecione Civile denuncia i ritardi dei comuni nella prevenzione : "serve un catasto delle aree distrutte"

Oltre 60 morti in Grecia in un weekend. L'emergenza più grave sul fronte incendi si è spostata nel Peloponneso. Ma anche per l'Italia è un'estate drammatica, con 95 mila ettari di boschi bruciati (+250% rispetto al 2006), 6 mila roghi e 14 morti. E le fiamme che continuano a colpire in numerose regioni, nonostante il miliardo di euro speso per cercare di fermarli.
"Abbiamo la flotta antincendio più grande d'Europa, con 15 Canadair e 6 elicotteri, a cui si aggiungono quelli dei Vigili del Fuoco e delle Forze Armate", spiega Titti Postiglione, dirigente della Protezione civile, "ma nei giorni eccezionali, quando le richieste di intervento sono più di 100 e vento e calore si coalizzano, c'è lo stesso poco da fare"
Sono quasi sempre incendi dolosi?
"Si: quelli per autocombustione non esistono più"
Come si può impedirli?
"Servono prevenzione e monitoraggio del territorio, affidato sia a volontari che a dipendenti dello Stato. E un'applicazione meno garantista delle leggi: chi appicca un incendio doloso non deve pensare di farla franca. Soprattutto, i Comuni dovrebbero provvedere a un vero catasto delle aree bruciate, su cui non si può costruire, cacciare o pescare. Ma sono in grave ritardo"
A quanto ammontano i danni?
"Per ogni ettaro bruciato si calcolano 10 milioni di euro, come danno ambientale e per gli effetti sull'agricoltura e sulla produttività dell'area. Poi, dove non ci sono più boschi, quando arrivano le pioggie aumentano i rischi di frane e alluvioni"
Insomma, l'Italia è in ritardo?
"Nella prevenzione, sicuramente si"

Articolo di Luca Bergamin
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