IL MARCHIO ADIDAS

LA STORIA
Spinto dalla sua passione per lo sport e per le scarpe, Adi Dassler ha sempre seguito tre principi guida nel lavoro : produrre la scarpa migliore per rispondere alle esigenze dello sport, proteggere l'atleta da lesioni e creare un prodotto che durasse nel tempo.

ADI DASSLER
La prima scarpa di Adi Dassler, realizzata con i pochi materiali disponibili nel difficile periodo del dopoguerra, era di tela. Atleta appassionato, Adi strinse sin dall'inizio uno stretto legame con diversi atleti partecipando agli eventi sportivi più importanti.

Adi Dassler si concentrò sulle discipline classiche dell'atletica leggera. Nel 1928 le prima scarpe speciali uscite dal suo laboratorio furono calzate per la prima volta in occasione dei giochi olimpici di Amsterdam, mentre a metà degli anni '20, aveva già cominciato a sperimentare l'uso dei chiodi nelle scarpe da atletica.
Adi era conosciuto, e persino temuto, dagli operai della sua fabbrica per la sua naturale abilità di riuscire ad individuare una singola scarpa difettosa in una linea di produzione completa, quasi ad occhi chiusi. Quando i suoi operai dimenticavano di rimuovere le cuciture dalle suole o se i chiodi di montaggio non erano perfettamente rivettati o ancora, se la fodera del tallone si ripiegava, Adi spesso reagiva adottando "metodi educativi" decisamente poco ortodossi. Non era infatti insolito che chiedesse con delicatezza al responsabile del difetto di indossare le scarpe e camminargli in passerella davanti. Un'esperienza dolorosa che convinceva al volo operai e responsabili di quanto fosse importante prestare la massima attenzione nel lavoro.
Prima della metà degli anni '30, Adi Dassler aveva già avviato la produzione di 30 tipologie di scarpe diverse, pensate per undici discipline sportive, con un personale di quasi 100 unità. In meno di vent'anni, Adidas era diventata il primo produttore di scarpe sportive al mondo.
La situazione politica durante il conflitto mondiale non potè non condizionare anche la vita di Adi Dassler. Alla sua azienda venne chiesto di produrre bazooka al posto delle scarpe. Tuttavia, i macchinari per la produzione di calzature si dimostrarono del tutto inutili per la produzione di armi. Dopo un anno di servizio nell'esercito, ad Adi fù ordinato di far ritorno al suo stabilimento per produrre scarpe da allenamento per l'esercito.
Alla fine della guerra, Adi rifiutò di lavorare come fornaio, preferendo inseguire il suo sogno: produrre scarpe sportive. Acquistò a buon mercato le merci in eccedenza del disciolto esercito utilizzando questi materiali nella lavanderia di sua madre per perfezionare la sua prima scarpa sportiva, dotata di chiodi neri realizzati a mano dal suo amico fabbro, Christoph Zehlein.
Fin dall'inizio, Adidas è stata un'azienda a conduzione familiare, con Adi "patriarca" saldo al timone. Non dimenticava neppure per un giorno di fare il giro della sua fabbrica con un bloc-notes su cui annotava le sue innumerevoli idee. Era rispettato sia dal punto di vista professionale che personale da tutti i dipendenti, che lo avevano simpaticamente soprannominato "il Capo". Adi crea scarpe, palloni, abbigliamento e accessori innovativi, lasciando alla moglie Kathe l'attività amministrativa. Mentre il marito era impegnato a far crescere la società da un punto di vista creativo, Kathe ricopre il ruolo di direttore generale e si occupa dell'aspetto finanziario.
Gli anni '60 per Adi sono legati alle difficoltà insite nella crescente commercializzazione delle competizioni sportive. Adi non riusciva a capire il perchè il denaro fosse diventato improvvisamente più importante delle reali prestazioni sportive. Adi stesso guadagnava milioni ma lo considerava semplicemente un piacevole "effetto collaterale" che non gli impediva di certo di lavorare duro per dar vita a prodotti sportivi sempre migliori. Adi riteneva che la competizione, lo sport, fosse al di sopra di qualsiasi ambizione finanziaria.
Adi non partecipava mai in prima persona agli eventi sportivi al di fuori dell'Europa ma inviava una delegazione di professionisti che aveva l'incarico di seguire gli atleti. Il 1976 fù l'anno dei giochi olimpici di Montreal. Adi era a casa mentre guardava le batterie dei 400m quando all'improvviso qualcosa catturò la sua attenzione. Un'anomalia nel movimento di Alberto Juantorena, l'eccezionale atleta cubano, destò la sua preoccupazione. Nelle curve l'atleta scivolava impercettibilmente verso il lato esterno e persino in rettilineo tendeva a correre sulla parte esterna della suola. Adi chiamò immediatamente i suoi uomini chiedendogli di dare un'occhiata alle scarpe di Alberto. Vera innovazione per questi giochi olimpici, Adi aveva sviluppato una suola con chiodi regolabili singolarmente. Alberto aveva involontariamente manomesso la suola e accidentalmente aumentato l'altezza dei chiodi. Nessuno dei presenti lo aveva notato ma dall'altra parte del monto il 75enne Adi si era accorto del problema guardando lo schermo del televisore. Le scarpe vennero immediatamente regolate e Juantorena, soprannominato "il cavallo", vinse l'oro sia nei 400m che negli 800m.
Quando Adolf Dassler realizzò le sue prime scarpe nel 1920, all'età di appena 20 anni, aveva in mente una sola cosa: mettere a disposizione di ogni atleta le migliori scarpe possibili per la propria disciplina sportiva. Fù questo il principio che lo guidò fino alla morte, nel 1978. 700 brevetti e altri diritti di proprietà industriale in tutto il mondo sono la prova dell'incessante ricerca della perfezione che ispirò Adi.
Adi Dassler dedicò la sua vita alla specializzazione e ottimizzazione delle sue creazioni, al fine di tenere il passo con il rapido sviluppo dello sport. E' stato il primo imprenditore a utilizzare la promozione sportiva come mezzo per attirare l'attenzione del pubblico sulle sue innovazioni, coinvolgendo gli atleti più popolari per pubblicizzare i propri prodotti. Atleti come Jesse Owens, Muhammad Ali, Max Schmeling, Sepp Herberger e Franz Beckenbauer sono stati amici della famiglia Dassler.
La pubblicità dinamica divenne uno dei capisaldi della politiva aziendale di Adi. In occasione di ogni evento sportivo di rilievo presentava un prodotto innovativo, documentando sempre la superiorità delle scarpe adidas. Ascoltando l'opinione e i suggerimenti di atleti appartenenti a un'ampia gamma di discipline, Adi riuscì a mettere a punto la scarpa ottimale per ogni disciplina sportiva. Insieme a duo figlio Horst, Adi Dassler ha creato un'azienda internazionale che era e continua ad essere protagonista in tutto glie eventi sportivi internazionali.
Brigitte, figlia di Adi, imparò a parlare il russo e divenne responsabile Adidas per l'Europa orientale. Portò a termine il suo incarico con tale devozione che persino nei giorni più difficili della guerra fredda, i più famosi atleti dei paesi comunisti utilizzavano comunque i prodotti Adidas.
Adi non voleva cambiare il mondo, né il suo lavoro era spinto dal desiderio di arricchirsi. Quello che voleva era semplicemente realizzare scarpe di qualità. Per lui lo sport era l'unica cosa importante. Adi adorava l'innovazione, lo sviluppo e la produzione. Per lui il marketing, le vendite e il profitto erano soltanto mezzi per il raggiungimento di un obiettivo.
Adi ha dedicato la sua vita intera al contatto diretto con atleti e allenatori con il preciso obiettivo di creare nuovi prodotti e per migliorare costantemente quelli esistenti. Ma Adi ha anche praticato in prima persona pressoché tutti gli sport: ancora all'età di 75 anni, giocava a tennis e nuotava regolarmente. Adi ha guidato la sua creazione, Adidas, fino all'ultimo giorno.
I dipendenti di Adi hanno superato ogni genere di avversità per il loro Capo: il modo in cui si occupava di loro, la sua ingegnosità e la sua eccezionale personalità non avevano eguali.
Per la sua autorevolezza, per Adi fu coniato il soprannome di "il Capo", titolo onorario che non è più stato conferito a nessuno in Adidas dopo la sua scomparsa.
Nel corso di un appuntamento pubblico, Adi incontrò Willi Seltenreich, il proprietario di una nota fabbrica tessile tedesca. Più o meno indifferentemente, Adi gli chiese : "Credi che ti sarebbe possibile cucirmi tre strisce su 10 tute? O meglio, facciamo su 100 tute? Anzi diciamo 1000". Non passò molto tempo prima che Willi Seltenreich interruppe la produzione per gli altri clienti che aveva iniziando a lavorare in esclusiva per Adidas.
Homepage : www.adidas.it
|